di Guido Talarico


All’Universidade Eduardo Mondlane di Maputo è stato presentato un ambizioso progetto di cooperazione culturale tra Italia e Mozambico, nell’ambito del Piano Mattei Cultura. Il Ministero della Cultura italiano ha scelto la Galleria Nazionale dell’Umbria come capofila, affidando un ruolo centrale al direttore Costantino d’Orazio. Un’iniziativa di un anno e mezzo che punta a costruire relazioni durature tra istituzioni, artisti e comunità locali

di Robert Crowe

Maputo – La caccoglie con energia e curiosità un nuovo tassello della cooperazione internazionale tra Italia e Mozambico. Nella cornice viva e intellettualmente dinamica dell’ECA – Escola de Comunicação e Artes dell’Universidade Eduardo Mondlane, si è tenuta la presentazione ufficiale di un progetto che ambisce a essere molto più di uno scambio culturale: un vero e proprio laboratorio di relazioni, competenze e visioni condivise.

Il progetto, inserito nel Piano Mattei Cultura, rappresenta una delle iniziative più significative della strategia italiana di cooperazione con il continente africano. Non è un caso che il Ministero della Cultura italiano abbia scelto come capofila la Galleria Nazionale dell’Umbria, istituzione che negli ultimi anni ha dimostrato una crescente apertura internazionale e una capacità concreta di innovare il ruolo dei musei contemporanei.

Al centro di questa operazione si distingue la figura del direttore Costantino d’Orazio, la cui presenza a Maputo non è stata solo istituzionale ma profondamente operativa. D’Orazio si è mosso con naturalezza tra i diversi interlocutori, incarnando una visione di museo come piattaforma attiva di scambio culturale. Il suo intervento ha sottolineato come la cooperazione non debba essere un processo unidirezionale, ma un dialogo paritario capace di generare valore per entrambe le parti.

L’evento ha visto la partecipazione di numerose figure chiave: l’Ambasciatore d’Italia a Maputo, il rettore dell’Università Eduardo Mondlane, il direttore UNESCO locale e rappresentanti di diverse organizzazioni culturali mozambicane. La varietà degli attori coinvolti restituisce la complessità e l’ambizione del progetto, che punta a integrare formazione, produzione artistica e valorizzazione del patrimonio.

Particolarmente significativa è stata la scelta della sede: l’ECA non è solo un luogo accademico, ma un crocevia di sperimentazione creativa e riflessione critica. Qui il progetto ha trovato un terreno fertile, capace di accogliere e rilanciare le sue finalità. Durante gli interventi è emersa con chiarezza la volontà di costruire un percorso condiviso, che metta al centro i giovani, gli artisti e i professionisti della cultura.

Il programma, della durata di un anno e mezzo, prevede una serie di attività articolate: workshop, residenze artistiche, scambi accademici e momenti espositivi. L’obiettivo non è solo trasferire competenze, ma creare una rete stabile tra istituzioni italiane e mozambicane. In questo senso, la Galleria Nazionale dell’Umbria si configura come un hub di connessione, capace di attivare sinergie e accompagnare i processi nel tempo.

i presidenti Chapo e Mattarella

Costantino d’Orazio ha insistito su un punto cruciale: la sostenibilità culturale. Non basta avviare progetti, è necessario costruire le condizioni perché questi possano continuare a vivere anche dopo la loro conclusione formale. È qui che il ruolo delle istituzioni locali diventa fondamentale, così come il coinvolgimento diretto delle comunità.

A chiudere l’incontro è stato un rappresentante del Ministero della Cultura del Mozambico, che ha evidenziato l’importanza di questo tipo di collaborazioni per rafforzare il sistema culturale nazionale. Il suo intervento ha restituito una prospettiva concreta: la cultura come leva di sviluppo, identità e dialogo internazionale.

Camminando fuori dall’università, tra le strade di Maputo attraversate da un’energia vibrante e da contrasti evidenti, il senso di questo progetto appare ancora più chiaro. Non si tratta solo di arte, ma di costruire ponti reali tra contesti diversi, riconoscendo nelle differenze una risorsa e non un ostacolo.

In questo scenario, la presenza di Costantino d’Orazio assume un valore simbolico e operativo insieme: quello di un mediatore culturale contemporaneo, capace di tradurre visioni in azioni e di trasformare un progetto istituzionale in un’esperienza condivisa. Il ponte tra Italia e Mozambico è stato tracciato. Ora resta da vedere come verrà attraversato.

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