di Martina Esposito

Dal forum di Roma emerge la strategia del gruppo assicurativo: rafforzare la cultura del rischio e il partenariato pubblico-privato. Ce lo hanno spiegato Enrico San Pietro e Stefano Genovese di Unipol

Enrico San Pietro, Unipol

Una doppia intervista ai vertici di Unipol per leggere da vicino strategia e visione sul tema dei rischi naturali. A margine della prima edizione del Natural Risk Forum, andato in scena a Roma e dedicato alla costruzione di un approccio strutturale alla gestione delle catastrofi, Associated Medias ha raccolto le dichiarazioni di Enrico San Pietro, Group Insurance General Manager di Unipol Assicurazioni, e Stefano Genovese, Head of Institutional & Public Affairs del gruppo. Due prospettive complementari che raccontano il ruolo della compagnia tra strumenti operativi e visione sistemica.

Per Enrico San Pietro, il valore dell’iniziativa risiede tutto nel confronto: “l’evento ha rappresentato un momento importante, in cui il dialogo tra istituzioni pubbliche, mondo della ricerca e settore privato ha trovato una sintesi utile per il Paese”. In questo quadro si inserisce la presentazione del Natural Risk Index, “un indicatore che consente di quantificare, in termini economici, il rischio di ogni singolo territorio — regioni, province e comuni —”, uno strumento che “permette di prendere decisioni migliori: decisioni collettive da parte delle istituzioni, ma anche decisioni individuali da parte di cittadini e imprese”.

Enrico San Pietro: “Le polizze catastrofali sono un investimento”

Accanto alla dimensione analitica, centrale è il tema della consapevolezza. “Noi, oltre a questo tipo di iniziative che hanno una notevole risonanza mediatica, svolgiamo un lavoro diffuso sul territorio”, spiega San Pietro, per illustrare “le caratteristiche dei rischi che è necessario coprire e le soluzioni disponibili”. Un passaggio chiave riguarda il rapporto con le imprese: “abbiamo fatto incontri con quei soggetti che consigliano le imprese, come ad esempio i commercialisti”, per chiarire che “l’obbligo di copertura dei rischi catastrofali non deve essere percepito come una tassa in più, ma come un investimento importante”.

Un investimento, sottolinea, necessario “per coprire l’impresa da un rischio che può mettere a repentaglio la sua continuità, la sua stessa esistenza”. In questo senso, “la consapevolezza è la chiave anche per l’incremento delle polizze catastrofali”. Un percorso già avviato, visto che “c’è stato certamente un incremento nella copertura da parte delle imprese”, ma ancora incompleto: “c’è ancora moltissima strada da fare, in particolare per le piccole e piccolissime imprese”. Da qui la necessità di uno sforzo condiviso “rivolto a fare cultura e consapevolezza”, accompagnato da strumenti “che, oltre alla prevenzione e alla capacità di intervento del settore pubblico, possano dare una risposta efficace e veloce quando questo tipo di eventi colpiscono”.

Stefano Genovese: “Partenariato pubblico-privato centrale nella postura di Unipol”

Stefano Genovese, Unipol

Il tema della continuità dell’azione di Unipol — anche alla luce di precedenti iniziative come il Welfare Forum — introduce la riflessione di Stefano Genovese, che amplia lo sguardo alla postura complessiva del gruppo. “C’è una postura trasversale nel metodo e una trasversale nel merito”, afferma. Nel merito, il filo conduttore resta la protezione: “entrambi gli eventi si occupano di protezione” e, in fondo, “alla radice del nostro lavoro ci occupiamo di proteggere i nostri clienti”.

Una protezione che assume forme diverse: “nel caso del welfare, si tratta degli aspetti sanitari e previdenziali”, mentre “nel caso delle catastrofi è una protezione rispetto agli eventi catastrofali”. Sul piano del metodo, invece, la chiave è il partenariato pubblico-privato: “c’è una continuità di postura che ricondurrei al partenariato pubblico-privato” e “crediamo nel partenariato pubblico-privato per affrontare i grandi temi del Paese”.

Un modello che implica una chiara distribuzione dei ruoli: “allo Stato e alle sue articolazioni territoriali spetta il potere, il dovere e la necessità di fare le regole e le leggi”, mentre “ai soggetti privati spetta il compito di contribuire con la conoscenza dei mercati, delle esigenze dei cittadini e dei dati che raccolgono”. L’obiettivo è rafforzare la capacità decisionale pubblica: “questo serve a dare agli amministratori locali una maggiore consapevolezza”.

Perché, come ricorda Genovese, “la politica è una parola bellissima: è quella che decide sulla base degli interessi e delle esigenze dei cittadini”. E proprio per questo, conclude, “fornire strumenti per decidere in modo consapevole, fermo restando il ruolo e la responsabilità della politica, è un compito che sentiamo di dover assolvere”, un impegno che caratterizza Unipol “sia quando ci occupiamo di welfare, sia quando affrontiamo i temi delle catastrofi naturali o della mobilità”.

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