di Emilia Morelli
Approvato il decreto sicurezza con 162 voti favorevoli. Proteste dell’opposizione tra “Bella ciao” e Costituzione. Il governo corregge la norma sui rimpatri

La Camera dei deputati ha approvato in via definitiva la conversione del decreto sicurezza con 162 voti favorevoli, 102 contrari e un astenuto. Il voto è arrivato al termine di giornate particolarmente tese, segnate da sedute fiume e da un confronto politico acceso tra maggioranza e opposizione.
La mattina del 24 aprile si è aperta con una protesta simbolica delle opposizioni, che hanno intonato “Bella ciao” in Aula, battendo le mani e mostrando copie della Costituzione.
Il richiamo alla Resistenza
Il dibattito parlamentare si è intrecciato con il clima della vigilia della Festa della Liberazione. L’intervento iniziale di Riccardo Ricciardi del Movimento 5 Stelle ha evocato i luoghi della Resistenza e augurato “buon 25 aprile”, dando il tono a una serie di interventi che hanno richiamato la memoria storica.
Anche dai banchi della maggioranza sono arrivati riferimenti al passato, tra richiami alla Democrazia cristiana e al Comitato di liberazione nazionale, fino al canto dell’Inno di Mameli prima del voto finale.
La protesta di Salvini
Non sono mancate polemiche. Matteo Salvini ha criticato duramente i cori in Aula, definendo fuori luogo sia “Bella ciao” sia l’Inno nazionale in quel contesto: secondo il leader della Lega, il Parlamento avrebbe dovuto concentrarsi esclusivamente sul provvedimento.
La correzione del governo
Subito dopo il via libera, il governo ha convocato un Consiglio dei ministri per intervenire su uno dei punti più controversi del decreto: il compenso di 615 euro per chi segue le pratiche di rimpatrio volontario dei migranti.
La modifica si è resa necessaria anche alla luce dei rilievi del Quirinale, che aveva sollevato dubbi sulla formulazione originaria.
Il nodo del pagamento
Il punto più delicato riguarda il momento in cui scatta il diritto al compenso. Nella versione iniziale, il pagamento era legato all’effettivo rimpatrio del migrante. Ora, invece, sarà riconosciuto al completamento della pratica, anche se il rimpatrio non si conclude.
Si tratta di un cambiamento significativo, pensato per superare le criticità giuridiche emerse e ampliare la platea dei beneficiari.
Un clima politico acceso
L’approvazione del decreto sicurezza arriva dunque in un clima politico particolarmente acceso, dove il confronto sul merito del provvedimento si è intrecciato con simboli, memoria storica e scontro ideologico.
Un segnale di quanto il tema della sicurezza e dell’immigrazione continui a rappresentare uno dei terreni più divisivi del dibattito politico italiano.
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