di Emilia Morelli
Il ministro Giuli diserta l’inaugurazione della Biennale per la presenza russa. Scontro con Buttafuoco e tensioni anche con l’Ue

L’assenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli all’apertura della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia segna una rottura istituzionale significativa.
Giuli ha deciso di non partecipare né alle giornate di pre-apertura né all’inaugurazione ufficiale, una scelta rara che evidenzia la distanza tra il governo italiano e la Fondazione Biennale.
Il nodo: il ritorno della Russia
Al centro dello scontro c’è la partecipazione della Russia, tornata a occupare il proprio padiglione dopo l’assenza seguita all’invasione dell’Ucraina nel 2022.
Il ministro aveva già espresso a marzo la sua contrarietà, ribadita anche con una visita ufficiale a Leopoli come segnale di sostegno alla cultura ucraina.
Dal punto di vista giuridico, però, non risultano violazioni delle sanzioni europee, elemento che sposta la questione su un piano politico e simbolico più che normativo.
Lo scontro con Buttafuoco
Il confronto si è trasformato in un vero braccio di ferro con il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, che ha difeso l’autonomia dell’istituzione.
Secondo Buttafuoco, la Biennale deve restare uno spazio aperto al dialogo tra culture, una sorta di “Onu delle arti”, senza esclusioni basate su contesti geopolitici.
Una posizione sostenuta anche dal consiglio di amministrazione della Fondazione, che rivendica il rispetto delle norme e degli accordi internazionali.
Il caso Gregoretti e l’autonomia
La tensione è aumentata quando Giuli ha chiesto le dimissioni della consigliera Tamara Gregoretti, accusata di non aver informato adeguatamente il ministero sulla partecipazione russa.
Gregoretti ha respinto la richiesta, richiamando lo statuto della Biennale che garantisce autonomia ai membri del Cda rispetto a chi li nomina.
Le posizioni politiche
La premier Giorgia Meloni ha mantenuto una linea prudente, sottolineando che la politica estera spetta al governo e non alle fondazioni, ma avvertendo dei possibili rischi, anche economici, legati alla partecipazione russa.
Nel panorama politico italiano, la linea di apertura della Biennale trova sostegno nella Lega e in parte anche nel Movimento 5 Stelle, mentre il dibattito resta molto divisivo.
Pressioni internazionali e rischio fondi Ue
La vicenda ha assunto una dimensione europea. La Commissione Ue ha chiesto chiarimenti sulla partecipazione russa e sta valutando il finanziamento alla Biennale per il triennio 2025-2028, pari a 2,3 milioni di euro.
Parallelamente, l’Ucraina ha espresso una netta opposizione e alcuni Paesi, come Finlandia e Lettonia, hanno annunciato l’assenza alle inaugurazioni.
Arte, politica e premi
Il dibattito ha coinvolto anche il mondo artistico. Alcuni curatori hanno chiesto l’esclusione di Paesi coinvolti in conflitti, mentre la giuria internazionale ha deciso di non considerare per i premi principali gli Stati i cui leader sono accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte penale internazionale.
Una scelta che riguarda direttamente Russia e Israele e che segna un ulteriore punto di frizione tra arte e geopolitica.
Una Biennale sempre più politica
La Biennale di Venezia ribadisce la propria missione di spazio libero e inclusivo, ma il contesto internazionale rende sempre più difficile separare cultura e politica.
Il risultato è una delle edizioni più controverse degli ultimi anni, in cui le tensioni diplomatiche entrano direttamente nel cuore di uno dei più importanti eventi artistici globali.
(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati
L’articolo Biennale Venezia, Giuli non partecipa: rottura tra governo e Fondazione sul padiglione russo proviene da Associated Medias.

