di Redazione

In vista del decreto del Primo Maggio, l’esecutivo lavora a misure per rafforzare i redditi più bassi, incentivare l’occupazione e contrastare il lavoro irregolare

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Il governo accelera sul Decreto Lavoro atteso a fine aprile, mettendo al centro la questione dei salari e delle tutele. Nel corso delle riunioni preparatorie a Palazzo Chigi, emerge con forza il concetto di “salario giusto”, indicato come obiettivo prioritario dell’intervento normativo che dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri il 30 aprile, alla vigilia della Festa dei lavoratori.

Tra le novità allo studio figura un rafforzamento della formazione per i lavoratori domestici, accompagnato da maggiori garanzie in ambito di malattia e maternità. Un intervento che si inserisce in un quadro più ampio di misure già discusse nelle settimane precedenti, come gli incentivi fiscali per favorire l’occupazione di giovani e donne e il potenziamento delle Zone economiche speciali, considerate uno degli assi portanti del provvedimento.

Allo stesso tempo, l’esecutivo intende intervenire sul fenomeno del cosiddetto caporalato digitale, introducendo regole più stringenti per le piattaforme e limitando le pratiche di intermediazione che possono comprimere le retribuzioni. Non si esclude inoltre l’introduzione sperimentale di forme di salario minimo per quei settori non coperti dalla contrattazione collettiva nazionale.

Sul fronte delle risorse, il confronto con la Ragioneria dello Stato è ancora in corso. Le stime attuali indicano una disponibilità iniziale intorno ai 500 milioni di euro, con l’obiettivo di ampliare il margine fino a 800 milioni o, nella migliore delle ipotesi, a un miliardo. Parte delle risorse potrebbe essere destinata anche al rafforzamento del Fondo nuove competenze.

Il percorso resta aperto al dialogo con le parti sociali, mentre proseguono gli approfondimenti tecnici. Parallelamente, il governo mantiene alta l’attenzione su altri dossier economici sensibili, come il caro energia e le tensioni nel settore dell’autotrasporto, oltre al confronto in sede europea su temi come il Patto di stabilità e il sistema delle emissioni.

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