di Aisha Harrison
Ma senza intesa gli Stati Uniti sarebbero pronti a colpire infrastrutture strategiche iraniane. Uno dei punti più delicati resta il programma nucleare di Teheran.
È una giornata cruciale per la crisi tra Stati Uniti e Iran, con i negoziati in programma a Islamabad che potrebbero segnare una svolta definitiva. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si mostra estremamente fiducioso e arriva ad anticipare la possibile firma di un accordo già nelle prossime ore, nonostante l’incertezza sulla partecipazione ufficiale della delegazione iraniana. Anche al secondo round di colloqui la delegazione americana sarà guidata dal vicepresidente JD Vance, affiancato dall’inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner.
Sul fronte iraniano indiscrezioni indicano l’arrivo a Islamabad del presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf. I colloqui, secondo fonti internazionali, potrebbero iniziare intorno a mezzogiorno- Il negoziato si inserisce in un contesto estremamente delicato. La tregua tra le parti scade proprio oggi e il rischio di una ripresa del conflitto è concreto. Al centro dello scontro resta il controllo dello Stretto di Hormuz, passaggio chiave per circa il 20% del commercio mondiale di petrolio.
L’Iran continua a esercitare pressione su questa rotta strategica, mentre gli Stati Uniti hanno risposto con un blocco navale mentere tensioni si riflettono sui mercati energetici, con ripercussioni sui prezzi globali di petrolio e carburanti.
Nonostante il quadro incerto, Trump mantiene una linea durissima ma ottimista. “Gli iraniani dovrebbero esserci, ma anche se non ci saranno noi siamo pronti”, ha dichiarato, escludendo qualsiasi proroga della tregua.Il presidente si è spinto oltre, affermando di aspettarsi la firma dell’intesa già in serata. Parallelamente senza accordo, ha ribadito la minaccia di un’escalation militare: gli Stati Uniti sarebbero pronti a colpire infrastrutture strategiche iraniane. Uno dei punti più delicati resta il programma nucleare di Teheran.
Trump ha promesso un’intesa “molto migliore” rispetto a quella del 2015, senza però fornire dettagli concreti. Nei giorni scorsi aveva parlato della possibile consegna agli Stati Uniti di uranio arricchito da parte di Teheran, ipotesi poi smentita dalle autorità iraniane.
Tra diplomazia e minacce, Islamabad diventa oggi il centro di una crisi globale che tiene con il fiato sospeso mercati e governi. L’esito dei colloqui potrebbe aprire la strada a una de-escalation oppure segnare l’inizio di una nuova fase di conflitto.
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